La Porta – Maria Szabò

“È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredàs, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti più drammatici del Novecento.”

Herman Hesse affermava: “Con Frau Szabò avete pescato un pesce d’oro. Comprate tutta la sua opera, quello che ha scritto e quello che scriverà”. Magda Szabò (1917-2007) è la più grande scrittrice contemporanea ungherese, laureata all’università di Debrecen, lavorò per il Ministero della Religione fino all’ascesa al potere del regime comunista che comportò il suo licenziamento dai pubblici uffici. La porta narra di un rapporto estremamente conflittuale tra due donne dalla personalità molto differente ma altrettanto prorompente e burrascosa. Emerenc è un’anziana donna che si occupa delle faccende di casa con incredibile rigore e senza mostrare, nei primi tempi di servizio, alcun tipo di coinvolgimento empatico con il padrone e la padrona. La vecchia signora sembra avvolta da un’aura di mistero, la quale progressivamente verrà scoprirsi radicata in decenni di vicende travagliate coincidenti con i principali avvenimenti drammatici della storia del Novecento. Magda è una scrittrice incapace di affrontare le difficoltà che la vita quotidiana le presenta. La Szabò accompagna il lettore per mano attraverso i meandri più occulti e bizzarri di questo morboso rapporto, fatto di continui litigi e conseguenti riappacificazioni. Emerenc è convinta della superiorità delle mansioni manuali e conduce un’esistenza in perfetto accordo con tali precetti. Il mondo di Emerenc è un microcosmo impenetrabile come un castello fortificato, ma fragile come un cristallo, fatto di segreti familiari e vecchie disgrazie mai superate. Ho faticato nella lettura di questo libro perchè trovo che lo stile della Szabò non sia proprio scorrevole e le atmosfere descritte sono un po’ troppo cupe e opprimenti e appena finito il libro mi ha lasciato addosso una tristezza. Mi sono chiesta cosa abbia dovuto passare questa donna per chiudersi così in se stessa e annullarsi? All’inizio del libro viene raccontato cosa Emerenc, da ragazzina, abbia dovuto vedere. Questa donna si è ritrovata da sola e per “non morire dentro” ha fatto una sola cosa, si è annullata,ha innalzato un muro, in questo caso “una porta” tra lei e il resto del mondo. Dietro quella “porta” c’era il suo nido, dove si sentiva protetta e se stessa, e ha fatto in modo o per lo meno ha cercato in tutti i modi di salvaguardare non facendo mai entrare nessuno, per non dover soffrire mai più nella sua vita. Emerenc è uno di quei personaggi che ti resta dentro.Si presenta scontrosa e rigida, quasi antipatica ma poi ti conquista pian piano, in punta di piedi ti apre la porta mostrando tutto il suo dolore e le sue fragilità.

Editore Einaudi – Pagine 252 – Formato cartaceo – Ebook

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