Kant e il vestitino rosso – Lamia Berrada – Berca

“L’azione si svolge a Belleville, nella Parigi odierna, dove la protagonista, giovane madre analfabeta esiliata in un paese di cui non conosce la lingua, vive rinchiusa nel suo piccolo mondo casalingo e si avventura all’esterno solo protetta e isolata dal suo burqa. Saranno due incontri inaspettati ad aprire una breccia in questo guscio di solitudine e rassegnazione al quotidiano. Il primo avviene durante una delle angoscianti sortite per effettuare le compere quotidiane, quando la donna intravede nella vetrina di un negozio un vestitino rosso: il desiderio, sentimento fino ad allora sconosciuto o ignorato, di possedere e indossare quel vestito è la molla che fa scattare la voglia di emancipazione. Il secondo incontro è quello con un libro di Kant, lasciato sul pianerottolo da uno sconosciuto e che sua figlia le legge. Di nuovo il desiderio, stavolta di decifrare e capire quel tesoro proibito, sarà la chiave per la definitiva emancipazione, il modo attraverso cui la protagonista imparerà a porsi domande e a rispondersi, ma anche a trovare il coraggio di guardare ed essere guardata, di nominarsi ed essere nominata.”

Questo libro entra nella vita di una giovane donna musulmana che vive nella Parigi moderna e ne racconta alcune vicende; in particolare succede che un giorno mentre Aminata, questo è il nome della donna, svolge le mansioni quotidiane, quali accompagnare la figlia a scuola e fare la spesa, si imbatte nella visione di un vestitino rosso esposto nella vetrina di una boutique. Subito la donna se ne innamora e, insieme al desiderio di vederselo indosso, in lei scaturisce un profondo senso di colpa legato alla visione della moglie perfetta che la nonna e gli adulti della sua infanzia le hanno inculcato. Passano alcuni giorni tra i pensieri attanaglianti di Aminata e caso vuole che la figlia cada preda di una malattia che la costringe a passare alcuni giorni in ospedale: questo trascina la madre in un vortice di sensi di colpa. Trascorrono alcuni giorni e ora che la bambina sta bene, un altro evento sconvolge la vita di Aminata: il ritrovamento di un libro sul pianerottolo del vicino di casa, intitolato ‘Risposta alla domanda che cos’è l’illuminismo? di Immanuel Kant’. Per un’analfabeta quale è lei, decifrare il messaggio di quel tesoro prezioso diventa una cosa quasi impossibile ma al contempo vitale. Per riuscire in questo si appoggia alla figlia che, senza comprenderne il significato, traduce il libro alla madre. Le pagine del suo tesoro le danno la forza di comprare il tanto desiderato vestitino e una volta rincasata si sente abbastanza sicura da lasciare che il legittimo proprietario possa fruire di quelle stesse parole, così potenti da averla liberata. Nel rimettere il libro al suo posto incontra il suo vicino di casa e, accortasi di avere indosso il vestito rosso, ha un mancamento. Si risveglia nel salone dell’uomo e la vergogna che prova per la pelle nuda la spinge a scappare. Ha comprato il vestito, ha rotto una barriera, riuscirà a vincere la battaglia più grande e indossare il vestito anche fuori le mura domestiche?

Il libro è scritto in terza persona, sono presenti alcuni dialoghi e i sentimenti e le emozioni sono messe totalmente a nudo. In diversi momenti vengono descritti i momenti di intimità tra Aminata e il marito e da quelle pagine traspare tutta la sofferenza e il dolore che si figura vivido come il sangue descritto.

Insieme al racconto di cui Aminata è protagonista, nel libro sono riportati alcuni passi di filosofi e pensatori famosi riguardo l’emancipazione delle donne e l’uguaglianza di genere.

In conclusione consiglio questo libro perché credo che sia scritto con una semplicità che spinge ad interessarsi e immedesimarsi. Inoltre il messaggio che lancia è un messaggio di un’emancipazione a cui a non tutte le donne è concesso aderire e inoltre cerca in qualche modo di squarciare un muro di maschilismo che purtroppo oggi è ancora troppo solido.

Editore E/O – Pagine 151 – Formato cartaceo – Ebook

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2 pensieri su “Kant e il vestitino rosso – Lamia Berrada – Berca

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